Mancini resta all’80%
(Ernesto Paolillo, AD dell’Inter)
C’era una volta, tanto tempo fa, un bel villaggio perduto in un piccolo bosco di pini. Questo villaggio aveva un nome, un nome rispettabile e con tutti i crismi, ma nessuno dei suoi abitanti se lo ricordava, perchè era stato deciso durante una serata alcolica presso un bar, chiamato “l’Orologio”. Fatto sta che tutti si riferivano al nostro villaggio con una abbreviazione.
In questo villaggio viveva, tra le altre, una facoltosissima famiglia, che tante volte aveva fatto del bene per il villaggio, e i nonni e i padri raccontavano ancora di quella volta che il “Vecchio” aveva portato tutti a festeggiare a Vienna, o di quell’altra volta che si era andati tutti quanti in Sudamerica… che gita quella, ragazzi!
La famiglia ricca aveva un figlio, che era sempre stato viziato e coccolato da tutti. Questi riceveva sempre in dono i giochi più belli e più costosi, e gli altri bambini venivano sempre ospitati in casa sua per giocare con lui e con i suoi giocattoli.
Ogni volta il bimbo nominava tra gli altri ragazzetti dei collaboratori, che organizzavano i giochi e le avventure con cui tutti si divertivano. Il bimbo ricco, però, viziato e capriccioso com’era, ogni tanto interrompeva le complicate trame dei giochi, senza validi motivi, perchè era convinto che coloro che aveva nominato gli stessero rubando la scena. E così, tra le proteste degli altri bimbi che si stavano tanto divertendo, si riprendeva tutti i giochi e li rimetteva nella scatola gridando “Sono miei e ci faccio quello che mi pare!! Ora ri-iniziamo da capo, e decido io chi fa chi!”.
Gli altri bambini protestavano ogni volta e magari se ne andavano arrabbiati, ma poi il giorno dopo tornavano sotto casa del bimbo ricco, perchè l’ira e lo sdegno dei ragazzini è sempre facile a sbollire, e poi quei giocattoli erano così divertenti!






