Mi dicevano “il Matto”
perchè prendevo la vita
da giullare, da pazzo,
con un’allegria infinta.
(F.Guccini, Il Matto)
Produzione poetica derivante da una chat tardo-pomeridiana…. evito di autocommentarmi…
Con l’essenzaile collaborazione di Llemente.
llemente: io mo devo pure girare per affari vari cari magari
llemente: e kalahari
Hobbit: o calamari?
l: eh quelli da mari
H: non quelli amari?
l: no pescano senza salari
l: e sono un poco contrari
H: schiavi dei mari?
l: già, sapessi i loro cari
H: o schiavi immaginari?
l: veri veri, s’intrufolano ai vari
l: e ruban lo sciampagngngngn
l: (mi è uscita d’improvviso)
H: e mi strappò un sorriso
l: ahi, chissà che dolor
H: no, quello se fosse stato il cor
l: beh allora nessun rancor
H: no, solo un rumor
l: nel cielo un motor
H: muoveva un rotor
l: spinto del pilota dall’ardor
l: lui è del volo l’amor
l: e volò su bangalore
H: mitragliando allor
l: ma dell’incerto sensor
H: d’un tratto il trillor
l: mai fu più lucente il baglior
l: recante al pilota stupor
l: sarà forse giunto all’albor.





