Mens Nevrotica in Corpo Patologico

Trasloco in corso

  • Why “Hobbit”?

    No, I'm not a Tolkien fan. It's only "contrappasso". Simply.

    Humanoid Optimized for Basic Battle and Immediate Troubleshooting
    Get Your Cyborg Name

    Handsome One Bestowing Backrubs and Intense Touches
    Get Your Sexy Name

    Hideous, Orphan-Beheading, Baby-Injuring Terror
    Get Your Monster Name

  • Let’s go guys!!

    Toronto Raptors Toronto Maple Leafs Toronto Blue Jays Crabs Rimini Rimini Calcio F.C.
  • Campagne di conquista (civile)

  • Archivio per la categoria ‘Neanche oggi ho voglia di fare un tubo’

    Poema a quattro mani

    Pubblicato da Hobbit83 su Settembre 16, 2009

    Mi dicevano “il Matto”
    perchè prendevo la vita
    da giullare, da pazzo,
    con un’allegria infinta.

    (F.Guccini, Il Matto)

    Produzione poetica derivante da una chat tardo-pomeridiana…. evito di autocommentarmi…
    Con l’essenzaile collaborazione di Llemente.

    llemente: io mo devo pure girare per affari vari cari magari
    llemente: e kalahari
    Hobbit: o calamari?
    l: eh quelli da mari
    H: non quelli amari?
    l: no pescano senza salari
    l: e sono un poco contrari
    H: schiavi dei mari?
    l: già, sapessi i loro cari
    H: o schiavi immaginari?
    l: veri veri, s’intrufolano ai vari
    l: e ruban lo sciampagngngngn
    l: (mi è uscita d’improvviso)
    H: e mi strappò un sorriso
    l: ahi, chissà che dolor
    H: no, quello se fosse stato il cor
    l: beh allora nessun rancor
    H: no, solo un rumor
    l: nel cielo un motor
    H: muoveva un rotor
    l: spinto del pilota dall’ardor
    l: lui è del volo l’amor
    l: e volò su bangalore
    H: mitragliando allor
    l: ma dell’incerto sensor
    H: d’un tratto il trillor
    l: mai fu più lucente il baglior
    l: recante al pilota stupor
    l: sarà forse giunto all’albor.

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    Tendiamo sempre a sottovalutare l’importanza delle persone a noi vicine

    Pubblicato da Hobbit83 su Dicembre 12, 2008

    la fisarmonica bùfa, e pö la ciàpa fiaa
    mazürka de marziani süta i lüüs culuràa
    la gòna la se svòlza, se veed la giarrettiera
    ghe bòrlen föe anca i öcc all’òmm in canottiera

    (la fisarmonica sbuffa, e poi prende fiato
    mazurca di marziani sotto le luci colorate
    la gonna si alza, si vede la giarrettiera
    cadono fuori anche gli occhi all’uomo in canottiera)

    (Davide Van De Sfroos, La Balera )

    Ok, lei si sta dando alla pazza gioia nel Paradiso Europeo dell’Hockey (cit.).
    Una di laggiù suggerisce che possa rimanere più a lungo, quelli di qui dicono “vedremo, prima o poi, intanto torna.”
    Poi gira su Internet e fa incetta di inviti.
    Poi decide di andare a Torino e trova subito un accompagnatore (  :-P ).

    Tutti la vogliono, tutti la cercano.

    Però non avrei mai pensato che per questo si smuovesse addirittura il Vaticano!!

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    Versioning

    Pubblicato da Hobbit83 su Ottobre 29, 2008

    User DIO Logged in, january 1, 0, 06.14 am Heaven Summer Time

    C:\> Sia la luce
    <Comando o nome file non valido>

    (Hobbit83)

    !Warning! !Achtüng! !Attenzione!
    Questo è un post a tripla lettura, nato per gioco e lentamente sviluppatosi per mesi. Dante ne mise quattro, dicono, nella Commedia, io mi limito a tre, pensate che carino. Scherzi a parte, si tratta di un divertissement senza pretese che vuole semplicemente mettere in mostra alcune vaghe somiglianze tra due ambiti molto diversi. E’ quello che avrei voluto leggere se Guccini fosse stato più addentro al mondo dei computer, ma essendo il Maestrone refrattario a queste cose, vi capito io. Una disgrazia, lo so. E siccome le disgrazie non vengono mai sole, ecco un altro motivo per cui vi era una doppia lettura (esplicata dai link, a volte, che quelli aiutano sempre), che si è negli ultimi tempi evoluta fino a diventare tripla.

    Nella notte dei tempi, l’umanità viveva una condizione molto diversa da quella di oggi.

    Nell’antico villaggio di Univac, ognuno poteva usare il suo calcolatore in completa autonomia: se qualcuno voleva che il suo calcolatore facesse qualcosa, bastava che glielo spiegasse. Ognuno cercava di spiegare al suo calcolatore come comportarsi andando per tentativi, e così capitava che, dopo aver tentato di farlo andare dandogli gli ordini mentre si saltellava su una gamba sola e dopo aver riprovato dandogli ordini diversi mentre si bruciava dell’incenso, a un particolare utente riuscisse di farsi obbedire dal suo calcolatore dandogli un ordine mentre saltellava su un piede solo, bruciava incenso e squartava il fegato di un manzo. Questo poveraccio si convinceva così che la cosa dipendesse da questa particolare combinazione, e per tutta la vita continuava a scrivere furiosamente sulla tastiera solo saltellando, squartando e bruciando, con grosse difficoltà logistiche (secondo alcuni studiosi, fu in questa fase che nacque l’esigenza di “lavorare in team”, per un semplice problema di mancanza di mani).

    Comunque ognuno lavorava felicemente sul suo calcolatore, ma ognuno usava una lingua diversa e un rito originale, nel rivolgersi al suo elaboratore, e ognuno pensava che il suo sistema fosse il migliore. Anzi, spesso addirittura un utente svolgeva riti diversi a seconda di cosa chiedeva al calcolatore! Per quanto non frequentissimi, tuttavia, i passaggi dall’uno all’altro di questi sistemi erano normali, perchè la comunità era curiosa e aperta alle novità. Così capitava che nella stessa famiglia il padre facesse funzionare il calcolatore sacrificando tori e bruciando incenso, mentre magari il figlio bruciava solamente le interiora dello stesso toro, per lo stesso scopo, e la zia scriveva sulla tastiera secondo come volavano gli uccelli fuori dalla finestra.

    Un giorno, un gruppettino di abitanti pensò di riunirsi e di scrivere un nuovo sistema di regole, che solo loro sapessero utilizzare e che facessero funzionare i loro calcolatori solo in quel particolare modo. Un unico modo e un unica lingua per chiedere alla macchina qualsiasi cosa! Fantastico!
    Fu una fatica improba. Ma dopo lunghe notti di lavoro all’aperto (scaldandosi al fuoco di un cespuglio), crisi di nervi assortite (uno arrivò a commettere svariati omicidi di giovani uomini in una sola notte, e non sto a raccontarvi cosa fece un’altro con rane e cavallette… per fortuna ancora non c’erano movimenti animalisti…) e allucinazioni collettive (pochi giorni prima della presentazione, uno cominciò a blaterare sulla necessità di svuotare un mare ….) , finalmente i programmatori mostrarono al mondo ciò che avevano creato. Si portarono sulla piazza del paese e annunciarono.

    Abbiamo inventato il sistema operativo definitivo. Lo abbiamo chiamato Monoteismo!

    Sulla piazza molti guardarono con sospetto il gruppetto di programmatori, anche perchè questi sostenevano che il loro era non il modo migliore per rapportarsi con l’elaboratore, ma l’unico!

    Di fronte all’accoglienza piuttosto gelida, dopo violente discussioni con i capi della comunità, il gruppetto si richiuse in se stesso, rinunciando all’idea di diffondere la sua creazione. Così per lungo tempo il gruppetto rimase relativamente isolato nel villaggio, passandosi la tradizione di Monoteismo di padre in figlio, mentre il resto della comunità continuava a vivere come aveva sempre fatto. I monoteisti, come erano definiti, erano noti tra tutti gli utilizzatori di calcolatori perchè erano soliti disegnare strane mele sbocconcellate sul fronte delle loro macchine. Non si è mai capito questo simbolismo che significato avesse.

    Fu qualche tempo dopo, però, che nel mondo dei calcolatori giunse la vera rivoluzione. Dal gruppetto dei monoteisti se ne staccò una piccola parte, che diede vita al nuovo sistema operativo, INRI-DOS, a molti noto anche come MONOTEISMO 2.0. Questo altro non era che una summa di quanto la programmazione aveva realizzzato fin lì, con qualche tocco originale. Infatti il suo Kernel originale, secondo la leggenda, si avviava solo se l’elaboratore era posto in una custodia di legno imbottita di paglia, e per un curioso bug l’orologio di sistema si avviava sempre con data fissata al 25 dicembre, come il già diffuso S.O. Mitra 2.4.1, e come questo dopo metà della vita usuale – per l’epoca – di un calcolatore subiva un tremendo crash definitivo dell’intero kernel e andava ricompilato o formattato, operazione che richiedeva circa 3 giorni. Nonostante questi problemi, e a differenza della versione 1.0, Monoteismo 2 si diffuse assai velocemente in tutta la comunità degli utilizzatori, e nonostante la contrarietà del capo-progetto ben presto la strategia di comunicazione dell’azienda sviluppatrice rivolse le sue attenzioni a coloro che con Monoteismo 1.0 non avevano mai voluto avere niente a che fare e anzi magari lo avevano osteggiato – forse anche per questo la 2.x non fece granchè breccia nei cuori dei fan della prima versione -, con enorme successo.

    Infatti la comunità degli utenti era ormai molto numerosa ma aveva nel complesso perso buona parte delle caratteristiche che possedeva nel periodo precedente, e Monoteismo 2 sembrava essere perfettamente adatto alle nuove generazioni. L’utente medio di quell’epoca aveva infatti molto meno tempo da dedicare ad approfondire personalmente la conoscenza dei calcolatori e dei loro modi d’uso, e spesso preferiva delegare ad altre persone più esperte la gestione di base del sistema. Così mentre prima, pur essendoci sempre bisogno di tecnici specializzati in caso di problemi più gravi o periodici check-up del sistema, ogni utente si poteva/doveva arrangiare nella maggior parte delle sue interazioni col sistema (era lui a decidere cosa doveva fare il calcolatore e soprattutto era lui in prima persona a realizzare i programmi e a beneficiarne), in questo nuovo periodo storico l’utente era solitamente incapace di realizzare sue proprie applicazioni e anzi era fortemente scoraggiato dagli sviluppatori stessi a cercare di comprendere il funzionamento della macchina. Così mentre il ruolo del computer assumeva sempre più importanza nella vita delle persone, le stesse persone avevano sempre meno controllo sul computer stesso. Sono di quest’epoca le frasi, poi diventate idiomatice, come “Il contenuto di questa cartella è stato nascosto per la tua sicurezza” o “La ricerca della eccessiva conoscenza conduce l’uomo alla perdizione”.

    I frequenti crash, la scarsa duttilità e la crescente invadenza del sistema operativo, che sembrava puntare a prendere il controllo di ogni aspetto della vita umana, dai comportamenti privati (noti i problemi creati alla gestione delle periferiche Plug&Play e di connessione con altri utenti), alle crescenti richieste di certificazione presso la casa madre dei propri atti, creò tuttavia qualche malcontento e spinse alcuni sviluppatori a pensare a varie alternative, di orientamenti spesso diametralmente opposti tra loro. Ci fu chi propugnò un ritorno al Politeismo, riveduto in chiave moderna e tendenzialmente privo di gerarchia, chi pensò a un Monoteismo 3 che riprendesse gli aspetti più positivi della versione 2.x migliorandone gli aspetti meno apprezzati, chi semplicemente tentò di riscrivere parte del codice di Monoteismo 2, alcuni eliminandone tutte le intermediazioni superflue e creando un S.O. più vicino in certi aspetti alle prime idee che gli sviluppatori originari di Monoteismo 2 avevano pensato e in seguito in parte abbandonato, altri rileggendo in chiave moderna e più accattivante solo l’interfaccia grafica del SO.

    Tutti questi tentativi ebbero i loro sostenitori, chi più, chi meno, nelle varie epoche successive. In particolare Monoteismo 3 ha saputo procurarsi un grandissimo numero di fan che non lo cambierebbero per nulla al mondo. Esistono tuttavia non pochi detrattori di questo sistema, i quali puntano il dito contro le continue attività online richieste dal sistema, i limiti software imposti artificialmente dagli sviluppatori nelle prime versioni, dovuti in massima parte ai limiti dell’hardware dell’epoca ma mantenuti acriticamente anche dagli attuali dirigenti della casa produttrice, e dalla necessità per ogni utilizzatore di autenticarsi almeno una volta presso il server centrale, ubicato nella sede principale dell’azienda e mal servito da una rete di accesso spesso assolutamente insufficente.

    Elemento comune a tutte le versioni di Monoteismo, comunque, è sempre stata la difficoltà per ogni utente che abbia iniziato ad utilizzare uno di questi sistemi a passare ad uno diverso, qualunque esso sia.
    Sembra incredibile, al giorno d’oggi, eppure per secoli i fan più accaniti e meno ragionevoli dei diversi sistemi arrivavano, fin dall’arrivo sul mercato dei propri benamini, a scontrarsi in accesissime dispute che spesso finivano per portare solo danni a tutti i coinvolti e anche a chi veniva messo in mezzo suo malgrado.

    Per fortuna, però, quest’epoca è finalmente conclusa. Oggi, come sapete, tutti quanti utilizano Milanino, il sistema operativo degli Italiani creato per voi dal Papa in persona, il vostro amico di sempre. Milanino è in grado di gestire molti più aspetti della vita: sa sempre cosa fate e vi fa arrivare solo la pubblicità che vi è più utile, vi ridireziona ai siti migliori, quelli che ho scelto io, in maniera automatica, e fa tante altre cose che vi facilitano la vita, non come ai tempi di cui vi ho raccontato. A quell’epoca, voi bambini non avreste potuto godere di questa divertente registrazione, ma avreste dovuto sorbirvi una noiosissima lezione di un paio di vecchie maestre con le rughe che insistevano perchè imparaste a memoria le tabelline e le poesie della gente vecchia, e magari ve le avrebbero fatte leggere su carta, pensate, oppure vi avrebbero obbligato a scrivere a mano! Invece oggi, grazie all’amore che il vostro amico di sempre ha per voi, potete divertirvi con questo allegro video, che viene avviato dalla vostra maestra, la mia amichetta Claudia – avete visto come è bella, bambini? e anche tanto disponibile! ;-) Bambine, da grandi dovete essere come lei ;-) : non dice mai niente, pensate! – che non deve finalmente affaticare il suo cervellino per spiegarvi le cose ma basta che lanci le cassette che il vostro amico di sempre ha registrato per voi! Non è più bella la vita, oggi?

    Il vostro amico di sempre, Sua Emittente Santità

    :-D Silvio I :-D

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    Essere informatici

    Pubblicato da Hobbit83 su Settembre 13, 2008

    All’ombra dell’ultimo sole,
    dormiva già il programmatore,
    tra le sue braccia un manuale
    sognando il mare tropicale!

    (Difra, Inno del programmatore)

    Non c’è categoria di professionisti, al mondo, cui sia consentito comportarsi come fanno gli informatici.
    Dovrei esserne contento, ma in realtà un pò mi vergogno.

    L’informatico ha infatti 5 risposte standard, che tendenzialmente dovrebbero, secondo lui, risolvere il 100% dei problemi sottopostigli. Questi “5 pilasti della RAM“, magari con lievi personalizzazioni, perchè in fondo l’informatico è orgoglione e vorrebbe sempre mostrare di non essere come tutti “quei finti tecnici da call center che sanno dire solo le stesse tre cose a pappagallo“, sono in realtà la coperta di Linux (vabbè, era scontata, ma non ho resistito) di chiunque si avvicini a un computer sentendosi dire “Non va, sistemamelo tu che sei ingegnere/informatico/giovane (!)”. In un modo o nell’altro, chiunque di voi abbia avuto un pc recalcitrante le avrà sentite almeno una volta:

    • Provi a riavviare! (versione strong dello storico “Provi a uscire e rientrare!”)
    • Se il problema è sorto dopo le operazione X e Y, provi a ripeterle (!) e potrebbe andare a posto.
    • Se il problema è sorto dopo l’operazione X, provi ad annullarla.
    • Provi le impostazioni di default
    • Deve aggiornare i drivers

    Rifletteci: se qualsiasi altro genere  di tecnico vi desse risposte simili, lo ascoltereste ancora?

    Per esempio:

    Hobbit: Salve! Mi potrebbe aiutare?
    Meccanico: Siamo qui per questo! Cosa c’è che non va?
    H: Sa, quando inserisco la terza il cambio gratta…
    M: Ma ha provato a scendere dalla macchina e a risalire?
    H: …
    M: E a spegnere e riaccendere la macchina?
    H: Mah, sì, l’ho spenta… l’ho sentito ieri sera il problema….
    M: Ed è anche sceso?
    H: Ma certo! Ma… Ma…
    M: E dà ancora lo stesso problema? Uhm… vediamo un pò…

    M: Provi a mettere la terza
    H: (esegue)
    ssggrraaaaaaaaatttttttt
    M: Bene. Ora metta in folle e riprovi
    H: Ma è sicuro? Non ha sistemato niente! Cosa dovrebbe essere cambiato da prima?
    M: Il tecnico sono io o è lei? Faccia come le dico!
    H: (mette la terza)
    ssggrraaaaaaaaatttttttt
    M: Va beh. Ora provi a toglierla.
    H: Fatto
    M: Vede, adesso non ha dato problemi
    H: Ma mi prende in giro?
    M: Ma sa che lei si altera per un nonnulla? Ora non ha fatto rumore.
    H: Secondo me, a lei fa rumore il cervello!
    M: Ma via, via, se proprio vuole diamo un’altra occhiata…. ha provato a cambiare i guanti?
    H: I guanti?
    M: Ma sì, i guanti! I guanti con cui guida! Ogni mese ne escono di nuovi, e sono fondamentali perchè è dal guanto che il comando della mano passa alla leva e da qui al cambio. Se non sono aggiornati succede un casino.
    H: Ma io ho guidato sempre con questi… o anche senza, d’estate… e non c’è mai stato alcun problema!
    M: Eeh, ma oggi ci sono guanti nuovi…. moderni, aggiornati…. Se non sono l’ultimo modello, creano problemi!
    H: e vabbè, cambiamo i guanti… ma mi sembra una stronzata, sa?
    M: Guardi se non ci crede: provo coi miei guanti!
    ssggrraaaaaaaaatttttttt
    M: ohibò…..
    H:
    M: Ma certo, ho capito! Quando ha ritirato la macchina, che marcia c’era?
    H: Boh…. sarà stata in folle…
    M: Ecco! E perchè è andato a cambiare le impostazioni originali? Lei resti in folle e vedrà che andrà tutto bene!

    Oppure:

    Hobbit: Dottore, ho fatto gli esami…. e pare che abbia un cancro ai polmoni! Cosa posso fare?
    Oncologo: Non si preoccupi! Ora si faccia una bella dormita e vedrà che domani starà benone!
    H: Ma…. è sicuro? A me non pare proprio che si curino così, i tumori!
    O: Si fidi! Si addormenti, e al risveglio tutto andrà bene!

    Hobbit: Dottore, ho fatto gli esami…. e pare che abbia un cancro ai polmoni! Cosa posso fare?
    Oncologo: Non si preoccupi! Si fumi una sigaretta, e tutto andrà a posto!
    H: Ma se tutti mi dicono di smettere!
    O: Beh, può provare anche a ributtare fuori tutto il fumo che ha inalato… buona fortuna!
    H: Quasi quasi allora mi fumo un’altra sigaretta, se dice che mi fa bene….

    Hobbit: Dottore, ho fatto gli esami…. e pare che abbia un cancro ai polmoni! Cosa posso fare?
    Oncologo: Non si preoccupi! Smetta di tossire come faceva prima di fuamre, e tutto andrà a posto!
    H: Smettere di…. ??
    O: Di tossire, è chiaro! Quando non tossiva, aveva il cancro?
    H: No, ma…
    O: E allora smetta di farlo e le passerà. Il prossimo!

    Hobbit: Dottore, ho fatto gli esami…. e pare che abbia un cancro ai polmoni! Cosa posso fare?
    Oncologo: Non si preoccupi! Le fisso subito un appuntamento col nostro chirurgo plastico!
    H: Il chirurgo plastico, dottore?!?
    O: Certo! Per farsi rifare le labbra.
    H: Ma io ho un tumore ai polmoni!
    O: Ma è tutta una questione di interfaccia. Lei si interfaccia con la sigaretta con le labbra sbagliate! Le aggiorni e vedrà come starà bene!

    Sì, fare l’informatico è decisamente più semplice!

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    Waves

    Pubblicato da Hobbit83 su Luglio 12, 2008

    Chi ha il dominio del mare, ha il dominio di tutto.

    (Temistocle)

    Il difficile è trovare la giornata adatta.

    Dev’essere una giornata estiva, di agitata quiete. Una di quelle che precedono o seguono una tempesta. Sole velato, spesso. Vento forte, magari trasversale. Acqua scura, gonfia di sabbia e poco illuminata da un sole fioco.

    Ci si avvicina alla fascia marrone della spiaggia, decisi. Io solitamente comincio ad aumentare l’andatura dalla fine della passerella. Aspetto un varco tra i bagnanti che camminano sfaccendati sulla riva, i marmocchi vocianti e gli scultori di fango in erba. Poi parto. Se mi vedesse il mio allenatore sarebbe fiero di me, ottima partenza. Arrivo sul bagnasciuga come una saetta e mi fiondo in acqua. Non mi tuffo. Salto la prima onda che mi si fa incontro, poi la seconda. L’acqua arriva alle ginocchia e oltre, e io le alzo, per continuare a correre. L’acqua è fredda, si sente lo sbalzo termico. Io corro. Come l’ostacolista che ho sempre sognato di essere e mai sarò passo frangente dopo frangente i primi 40 metri di mare. Mi forzo a resistere, le gambe stanche, ancora uno scatto, ancora un salto, ogni onda che arriva è un nuovo ostacolo. Poi non riesco più, è troppo alta e allora l’affronto. Mi tuffo di testa, nel cavo dell’onda.

    Ora è una lotta, senza quartiere. Un’avanzata senza fine, cercando volutamente l’impatto contro ogni massa d’acqua che mi si fa incontro. Una lotta spossante, un’avversario invincibile. Che ti atterra, ti ribalta. Ma ci si rialza, si riparte, si affronta la botta successiva. Poi le onde doppie, traditrici, affronti la prima e quando riaffiori la seconda ti affoga. Ma si va avanti, ancora e ancora, fino alla quiete oltre la seconda secca, dove non tocchi, ti lasci galleggiare e allora onda o non onda conta poco.

    Poi spossato ti lasci andare, ti lasci trascinare, il tuo nemico diventa il tuo alleato, e ti trascina a riva, come una tavola da surf. Ma a metà strada, alla prima secca, puoi cambiare idea, e ricominciare la conquista del largo.

    Ho cominciato a farlo quando l’acqua mi faceva davvero paura, ed era una lotta vera. Avevo 4 anni. Non ho mai smesso.

    Quando si dice la maturità.

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    Stavolta è un addio

    Pubblicato da Hobbit83 su Gennaio 15, 2008

    “Giuro solennemente di non avere buone intenzioni….”

    (Harry Potter, formula per aprire la Mappa del Malandrino)

    E così se n’è andato.

    Rapido come era entrato nella mia vita, così ne è uscito, lasciandomi solo. Stranamente, questa volta ho reagito meglio al distacco, pure se so che questa volta se ne è andato per sempre, mentre tutte le altre volte era stato un arrivederci.

    Era entrato nella mia vita senza che io lo volessi più di tanto, in realtà. Mia madre l’aveva cercato perchè tenesse compagnia a mio fratello più piccolo, in origine, e aveva smosso mari e monti per farlo venire da noi, cosa che le avevo visto fare ben poche volte. Aveva prenotato il viaggio, addirittura, e mi aveva persino, con mia scarsissima felicità, mandato a prenderlo, il giorno in cui arrivò. La prima impressione non fu granchè, già il modo con il quale era arrivato mi infastidiva, quasi fosse qualcosa di unico. Eppure, tipi come lui in casa nostra ne entravano a bizzeffe. Bah, una delle tante stranezze di mia madre, pensavo…
    Nei giorni e nei mesi successivi mia madre lo frequentò assiduamente, mentre mio fratello, nonostante i ripetuti inviti, lo ignorava. Lei, che lo aveva già conosciuto, mi invitava a frequentarlo a mia volta, sostenendo che benchè l’avessimo invitato come compagno di mio fratello, lei lo vedeva quasi più adatto a stare con me. Io inizialmente la ignorai: avevo varie cose da fare, frequentavo il liceo, mi sentivo grande per quel marmocchio. Avevo già conosciuto altri tipi che erano stati da noi allo stesso scopo di quest’ultimo nostro ospite, e li avevo frequentati assiduamente tutti o quasi. Me ne ricordo in particolare uno, un tipo davvero strano, con un nome assurdo tipo Hevi-hevi o qualcosa del genere. Comunque, come detto, la ignorai, almeno fino al termine dell’anno scolastico.

    Terminata la scuola, finito l’ultimo libro della saga dei Courteney, mi avvicinai a sto ragazzino con gli occhiali. Era l’estate del 2001.

    Furono una decina di giorni esaltanti, devo dirlo. Non avevo niente da fare, e passavo con lui tutto il tempo libero che avevo, e anche un pò di più (come le due ore successive al Tequila Party dal Coach, terminato oltre mezzanotte…). Quel ragazzo era pieno di risorse, e raccontava della sua vita in una maniera veramente affascinante. Avrei passato una vita in sua compagnia.

    Quando dovetti lasciarlo, passai qualche giorno in uno stato strano. Mi ero divorato i quattro settimi del tempo che avrei potuto passare con lui e ne volevo ancora, sentivo la sua mancanza quasi fosse un vecchio amico che mi era stato strappato via per sempre. Mi vergogno un pò a dirlo, ma i primi giorni ci stetti quasi male. Mi sembrava che non avrei più avuto niente di altrettanto bello da fare come lo stare in sua compagnia. Ci misi qualche giorno a riprendermi.

    Dovetti aspettare due anni, l’autunno 2003, per rivederlo. Fu veramente bello reincontrarsi. Io avevo iniziato l’università, lui venne con me a Bologna. Andò un pò meglio, alla fine, quando se ne andò, promettendomi di ritornare entro un anno, massimo un anno e mezzo. Invece sua madre fu molto impegnata, in quel periodo, e così non lo rividi fino al gennaio 2006. L’attesa fu lunga e, vi dirò, un pò snervante.

    Lo andai a prendere la notte tra il 5 e il 6 gennaio. Sapevo che alla sera del 6 sarebbero arrivati i miei genitori, e mia madre avrebbe voluto stare da sola con lui. Così, ci raccontammo tutto quello che dovevamo dirci in 20 ore nette, compresi colazione, pranzo, cena e un pò di studio. Fu un record. Ancora una volta, il momento dei saluti fu un piccolo shock.

    Infine, è tornato a trovarmi, per l’ultima volta, una decina digiorni fa. Io ero molto impegnato, e a malincuore ho dovuto lasciarlo ai miei famigliari (nel frattempo è diventato simpatico anche a mio fratello, che inizialmente pronunciava il suo nome quasi sputandolo…). Ho potuto, finalmente, trascorrere un pò di tempo con lui solo dal 9 gennaio, tra un impegno e l’altro, a singhiozzo, tra uno scatolone da portare in casa e un armadio da svuotare.E’ stato bello, come sempre, come tutte le volte che abbiamo potuto frequentarci, come con nessun altro come lui.

    Ieri mattina, gli ho detto addio. Se ne va, stavolta per sempre. Mi ha raccontato la sua vita, mi ha raccontato di quando credeva di morire, di quando ha deciso di tornare. Mi ha raccontato del suo amore per la sua compagna e del fatto che ora è un adulto, rispettato, con tre figli e tanti amici. L’ho salutato per l’ultima volta, a un tempo felice per lui e con quel velo di malinconia che accompagna gli addii.

    Non ci sono stato neanche male, stavolta. Ma comunque mi dispiace, aver concluso definitivamente la lettura delle avventure di Harry Potter.

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    Come perdere tempo: il fantahockey

    Pubblicato da Hobbit83 su Ottobre 16, 2007

    - Jesus Saves

    -But Gretzky scores on rebound

    (scritta sul muro di un bagno pubblico di Atlanta, USA)

    Ebbene si. Non mi sono fatto prendere di nuovo dalla spirale del fantacalcio. Ho fatto di peggio, se è possibile: ho fondato una lega di fantahockey!

    Nella relativa pagina, accessibile all’estrema destra in alto, tutto quello di cui non vi è mai fregato nulla sapere e di conseguenza non avete mai chiesto sul Fantahockey e la Maple Syrup Hockey League!

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    C’è dell’ironia, nella vita…

    Pubblicato da Hobbit83 su Ottobre 12, 2007

    Non so come sia andata, potrei aver preso da +15 a -5…

    (Hobbit, ignaro, commenta il suo primo parziale) 

    Giovane Blogger dice che Vecchio Blogger sostiene che

    Vecchio Blogger quando non sa cosa scrivere posta le sue chiavi di ricerca, commentandole

    e sostiene che lei, nel suo piccolo, ha qualche lettore che preferirebbe non avere.

    Io, nel mio non-troppo-piccolo, sostengo che se il nome di colui che mi diede -5/30 (sì, esatto, meno cinque trentesimi) nel primo parziale universitario della mia vita ricorre quotidianamente nelle mie chiavi di ricerca, più che astenermi dal commentare dovrei dire che quell’uomo davvero mi perseguita!

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    Con il dovuto ritardo

    Pubblicato da Hobbit83 su Ottobre 9, 2007

    -Scuse per il ritardo, con la C!
    -Catena Caduta!

    (Hobbit vince al gioco delle parole con la forza dell’esperienza)

    Questo blog è nato dopo il fatto, il vecchio stava morendo prima…

    Così la laurea di Deinè non ha avuto il suo legitimo spazio su queste importantissime pagine. Poichè tuttavia un post con quasi tre mesi di ritardo suonerebbe ridicolo, me la cavo con una bella foto-ricordo…

    Da sinistra a destra, Annika, Hobbit, Deinè, Elisa217, Caterina e Zucchero

    Laurea di Deinè

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    Il surrogato

    Pubblicato da Hobbit83 su Settembre 1, 2007

    Il gioco più bello del mondo…. dopo il calcio!

    (slogan del Fantacalcio)

    Tre sono in montagna. Una oggi non può. Un’altro è impegnatissimo e non può organizzare. Allora in due si sono messi ad armeggiare intorno al computer. Ogni tanto c’era notizia di un novo risultato finale: Manchester United – Chelsea 3-0; e poco dopo 2-0…. Poi Liverpool – Arsenal 0-1, seguito a breve da un 1-1. Poi Lazio – Sampdoria: 1-0, 0-0; 0-2, 2-0 e qiuindi 5-4 ai rigori. E infine ancora Lazio – Sampdoria, 0-0 e poi 4-5 ai rigori. Buoni risultati, in fondo. Poi i commenti, i dati del dopopartita, le interviste…. Oggi non si poteva giocare a calcetto come sabato scorso, ma era davvero tanto!

    Era davvero tanto che non passavo 2 ore a giocare a Pro Evolution Soccer con mio cugino!

    (a sinistra le mie squadre… sì, stavolta ho vinto…..;-) )

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