Matite blu e abiti talari

Vedi, Hobbit, anche se ad amatocompagno, che ha 6,5, darò 7,
a te che hai 6- non posso dare 6, sarebbe falso in atto pubblico!

(Prof.ssa Bargnesi, alla fine della V Ginnasio)

 

Tutti sappiamo che le lingua antiche non sono facili. Ma, pensiamo, non sono facili per noi che non le parliamo e spesso manchiamo di quella pratica che solo il parlare correntemente una lingua può dare. Pure, si potrebbe pensare che determinati testi siano stati tradotti da lingua a lingua con particolare cura, data la loro natura, diciamo così, delicata. Mi riferisco, in particolare, ai testi sacri che la maggior parte dei miei potenziali lettori ha più impressi in mente: quelli della tradizione e della liturgia cristiano/cattolica. Non sempre, però, pare essere andata così.

Lanciamoci in questa riscoperta dei sacri scritti e leggiamo:

è più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli

Caspita. Un cammello. Nella cruna di un ago. Vabbè l’impossibilità, ma qui si esagera. E se il ricco è pure un santo? Diamogli almeno una possibilità…. E invece no: Dio, nella sua finita misericordia, non ci sta. “Siano cammelli!” e cammelli furono? No! Nelle prime versioni la dicitura era “…che un pelo di cammello passi…” Difficile, si, ma non del tutto impossibile.

Vabbè, un’errore veniale. O, trattandosi di ricchi da spremere, più probabilmente fu un errore venale. Ma andiamo avanti e leggiamo ancora:

Oremus et pro perfidis Judaeis

Per secoli si è tradotto in “volgare” come “Preghiamo anche per i perfidi giudei”, tanto che la locuzione è poi divenuta proverbiale. Solo nel XX secolo Pio XII ha stabilito che perfidis doveva essere considerato nel significato etimologico, e quindi gli ebrei non dovevano più essere considerati perfidi, bensì privi di fede. Complimenti per la tempestività, ragazzi! E ogni riferimento a utili misunderstanding era puramente voluto.

Veniamo all’ultima chicca, per stasera. Ognuno di voi, anche coloro che non ricordano nemmeno l’ultima volta che si sono trovati a varcare la soglia di una chiesa, ha sentito la seguente locuzione durante una messa:

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi

Ok. Ora, proviamo a sfogliare la versione che Papanazi ha recentemente restaurato, ma vi avviso: se andrete avanti nella lettura, e siete arrivati al secondo anno di un liceo o di un istituto pedagogico, la vostra stima delle conoscenze ecclesiastiche del latino non sarà più la stessa. Allora vado avanti? Sicuri? Va’ che.. uomo avvisato…. va bene….

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis.

Ragazzi, con le vostre cavolo di superstizioni potete fare quel che volete, ma il latino, vivaddio, salvatelo: Tollere non significa solo “togliere”, significa “assumersi”, “prendere su di sè”. Da cui il nostro verbo tollerare e il “tuli”, terza voce del (tristemente) noto agli studenti paradigma di “fero”, che quella rompipalle della mia professoressa ci diceva sempre significare “porto, sopporto”. E si ritorna sempre lì. Ma preti miei, il Calonghi vi scendeva l’ernia ad aprirlo?

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Informazioni su Lucy & Chuck

Più che una coppia, si definiscono un mostro a due teste, una delle quali eccelle nella manicure (ma ha capito il fuorigioco) e l'altra ha un feticismo per le squadre che non vincono dagli anni ‘60. Entrambi apprezzano statistiche e risse. Scrivono di Hockey e Baseball.
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