Elucubrazioni videoludiche

Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta

(Paul Valéry)

Amene letture fatte giorni fa mi hanno fatto pensare a lungo….. è ora che tutto questo rotear d’ingranaggi mostri qualcosa di ciò che ha prodotto.

Era la seconda metà degli anni ’90. L’economia era in crescita in tutto il mondo, l’Italia riacquistava la fiducia internazionale col rigore imposto da Ciampi e poi Prodi, l’Unione Sovietica era un ricordo del passato, la Cina cresceva ma era ancora lontana, Saddam strepitava ma nessuno lo stava a sentire, si combatteva solo in Jugoslavia e questo all’economia italiana in fondo faceva pure bene. Per l’occidente non esistevano veri nemici. L’informatica faceva passi da gigante e la realtà virtuale sembrava la nuova generazione.
In questa atmosfera, nel 1996 usciva per Westwood Command & Conquer: Red Alert, modernissimo videogioco strategico in tempo reale che rappresentava una guerra tra Russi e Alleati negli anni ’50. Caratteristica fondamentale del gioco era la possibilità di guidare o le truppe alleate fino a Mosca, o le truppe Sovietiche fino a Londra. Si poteva scegliere di impersonare, insomma, il “nemico”.

Ma gli anni ’90 erano anche anni in cui erano venute fuori le testimonianze degli esperimenti della Cia negli anni 60 e 70 a scapito della salute dei cittadini, in cui si scopriva che l’Italia era stata il “laboratorio politico” privato della CIA stessa, in cui le missioni umanitarie e gli interventi dell’ONU manifestavano tutta la loro doppiezza, in cui si pensava che le multinazionali alleate con i poteri politici che finanziavano fossero capaci di tutto. Anni in cui il cittadino dubitava della correttezza degli apparati governativi che sostenevano di agire per la difesa della popolazione, anni in cui il lobbismo appariva finalmente per quel che è, corruzione legalizzata.
In quegli anni, nel 1998 per la precisione, usciva Deus Ex, videogioco-capolavoro prodotto da Ion Storm, un misto tra RTS, FPS e Stealth. Il gioco era ambientato in un futuro cyberpunk, dove una agenzia delle Nazioni Unite si rendeva complice del piano di una multinazionale che diffondeva un virus letale per poi farsi pagare un costosissimo vaccino. I “cattivi” erano coloro che apparivano inizialmente “buoni”, i “buoni” erano coloro che venivano chiamati “terroristi”. E si poteva, anzi si doveva lottare contro gli apparati corrotti.

Cosa avevamo, dunque? Un gioco, ma anche un’opera multimediale, che divertiva e nel contempo faceva pensare, con un pessimismo per il futuro che permeava ogni istante di gioco. Un gioco frutto di una libertà di pensiero e di azione assoluta.

Oggi, 2007. Per il genere degli RTS sta uscendo un gioco bellissimo, rivoluzionario, ecc.,ecc..: World in Conflict. Ancora, alleati contro Sovietici. Ancora, guerra fredda deflagrata. Ma i Sovietici sono IL nemico, li possiamo solo ammazzare, mai guidare. L’obiettivo giusto è solo uno, Mosca.

Per il genere degli FPS, tattici e non, sono usciti o stanno uscendo vari titoli, ma il campione è Crysis: gioco bellissimo, ma che ha come scopo dichiarato l’annientamento di una pletora di militari nordcoreani e della fantomatica entità che sta dietro di loro (e non è difficile capire chi questa rappresenti). Dietro a questo, ci sono Medal of Honor: Airborne, Call of Duty 4, Advanced Warfighter, Rainbow Six: Vegas e tanti altri, che sembrano ottime realizzazioni di filmati interattivi di propaganda, in cui il bravo Americano si sacrifica contro il male assoluto di ieri (novità: in Airborne si combatte anche contro gli Italiani, ma non contro militari del Regio Esercito, bensi contro le Camicie Nere…. ovvio, no?) , di oggi (i terroristi di Vegas, CoD 4 o Advanced Warfighter) e di domani (i sino-coreani di Crysis).

Sbaglierò, ma questo mi sa tanto di ennesimo effetto del pensiero unico post-11/09, dove chi critica l’America è un ingrato filo-terrorista, chi critica Israele è sicuramente antisemita, e chi critica la guerra è solo un comunista pacifinto.

Cameriere, per favore, un piatto di freedom fries.

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Informazioni su Lucy & Chuck

Più che una coppia, si definiscono un mostro a due teste, una delle quali eccelle nella manicure (ma ha capito il fuorigioco) e l'altra ha un feticismo per le squadre che non vincono dagli anni ‘60. Entrambi apprezzano statistiche e risse. Scrivono di Hockey e Baseball.
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