Stavolta è un addio

“Giuro solennemente di non avere buone intenzioni….”

(Harry Potter, formula per aprire la Mappa del Malandrino)

E così se n’è andato.

Rapido come era entrato nella mia vita, così ne è uscito, lasciandomi solo. Stranamente, questa volta ho reagito meglio al distacco, pure se so che questa volta se ne è andato per sempre, mentre tutte le altre volte era stato un arrivederci.

Era entrato nella mia vita senza che io lo volessi più di tanto, in realtà. Mia madre l’aveva cercato perchè tenesse compagnia a mio fratello più piccolo, in origine, e aveva smosso mari e monti per farlo venire da noi, cosa che le avevo visto fare ben poche volte. Aveva prenotato il viaggio, addirittura, e mi aveva persino, con mia scarsissima felicità, mandato a prenderlo, il giorno in cui arrivò. La prima impressione non fu granchè, già il modo con il quale era arrivato mi infastidiva, quasi fosse qualcosa di unico. Eppure, tipi come lui in casa nostra ne entravano a bizzeffe. Bah, una delle tante stranezze di mia madre, pensavo…
Nei giorni e nei mesi successivi mia madre lo frequentò assiduamente, mentre mio fratello, nonostante i ripetuti inviti, lo ignorava. Lei, che lo aveva già conosciuto, mi invitava a frequentarlo a mia volta, sostenendo che benchè l’avessimo invitato come compagno di mio fratello, lei lo vedeva quasi più adatto a stare con me. Io inizialmente la ignorai: avevo varie cose da fare, frequentavo il liceo, mi sentivo grande per quel marmocchio. Avevo già conosciuto altri tipi che erano stati da noi allo stesso scopo di quest’ultimo nostro ospite, e li avevo frequentati assiduamente tutti o quasi. Me ne ricordo in particolare uno, un tipo davvero strano, con un nome assurdo tipo Hevi-hevi o qualcosa del genere. Comunque, come detto, la ignorai, almeno fino al termine dell’anno scolastico.

Terminata la scuola, finito l’ultimo libro della saga dei Courteney, mi avvicinai a sto ragazzino con gli occhiali. Era l’estate del 2001.

Furono una decina di giorni esaltanti, devo dirlo. Non avevo niente da fare, e passavo con lui tutto il tempo libero che avevo, e anche un pò di più (come le due ore successive al Tequila Party dal Coach, terminato oltre mezzanotte…). Quel ragazzo era pieno di risorse, e raccontava della sua vita in una maniera veramente affascinante. Avrei passato una vita in sua compagnia.

Quando dovetti lasciarlo, passai qualche giorno in uno stato strano. Mi ero divorato i quattro settimi del tempo che avrei potuto passare con lui e ne volevo ancora, sentivo la sua mancanza quasi fosse un vecchio amico che mi era stato strappato via per sempre. Mi vergogno un pò a dirlo, ma i primi giorni ci stetti quasi male. Mi sembrava che non avrei più avuto niente di altrettanto bello da fare come lo stare in sua compagnia. Ci misi qualche giorno a riprendermi.

Dovetti aspettare due anni, l’autunno 2003, per rivederlo. Fu veramente bello reincontrarsi. Io avevo iniziato l’università, lui venne con me a Bologna. Andò un pò meglio, alla fine, quando se ne andò, promettendomi di ritornare entro un anno, massimo un anno e mezzo. Invece sua madre fu molto impegnata, in quel periodo, e così non lo rividi fino al gennaio 2006. L’attesa fu lunga e, vi dirò, un pò snervante.

Lo andai a prendere la notte tra il 5 e il 6 gennaio. Sapevo che alla sera del 6 sarebbero arrivati i miei genitori, e mia madre avrebbe voluto stare da sola con lui. Così, ci raccontammo tutto quello che dovevamo dirci in 20 ore nette, compresi colazione, pranzo, cena e un pò di studio. Fu un record. Ancora una volta, il momento dei saluti fu un piccolo shock.

Infine, è tornato a trovarmi, per l’ultima volta, una decina digiorni fa. Io ero molto impegnato, e a malincuore ho dovuto lasciarlo ai miei famigliari (nel frattempo è diventato simpatico anche a mio fratello, che inizialmente pronunciava il suo nome quasi sputandolo…). Ho potuto, finalmente, trascorrere un pò di tempo con lui solo dal 9 gennaio, tra un impegno e l’altro, a singhiozzo, tra uno scatolone da portare in casa e un armadio da svuotare.E’ stato bello, come sempre, come tutte le volte che abbiamo potuto frequentarci, come con nessun altro come lui.

Ieri mattina, gli ho detto addio. Se ne va, stavolta per sempre. Mi ha raccontato la sua vita, mi ha raccontato di quando credeva di morire, di quando ha deciso di tornare. Mi ha raccontato del suo amore per la sua compagna e del fatto che ora è un adulto, rispettato, con tre figli e tanti amici. L’ho salutato per l’ultima volta, a un tempo felice per lui e con quel velo di malinconia che accompagna gli addii.

Non ci sono stato neanche male, stavolta. Ma comunque mi dispiace, aver concluso definitivamente la lettura delle avventure di Harry Potter.

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Informazioni su Lucy & Chuck

Più che una coppia, si definiscono un mostro a due teste, una delle quali eccelle nella manicure (ma ha capito il fuorigioco) e l'altra ha un feticismo per le squadre che non vincono dagli anni ‘60. Entrambi apprezzano statistiche e risse. Scrivono di Hockey e Baseball.
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