Quanto odio la stampa e la politica italiana

La calunnia è un venticello,
un’auretta assai gentile
che insensibile, sottile,
leggermente, dolcemente
incomincia a sussurrar.
[…]
Alla fin trabocca e scoppia,

si propaga, si raddoppia
e produce un’esplosione
come un colpo di cannone,
un tremuoto, un temporale,
un tumulto generale
(G. Rossini, il Barbiere di Siviglia)

Una breve cronistoria che rappresenta tutto lo schifo del sistema Italia in generale e della stampa e politica italiana in particolare.

Autunno 2001:
prendendo a pretesto l’ipotizzata (e mai provata) connessione del regime Taleban Afghano con AL-Qaeda, presunta responsabile degli attentati del settembre 2001 a New York e Washington, gli USA attaccano l’Afghanistan con l’appoggio Inglese. Le milizie dell’Alleanza del Nord, con l’appoggio occidentale e qualche resistenza americana, scacciano in brevissimo tempo i Taleban, malissimo sopportati dalla maggior parte della popolazione. Dimostrazione pratica del fatto che, se davvero all’occidente fosse importato delle violazioni dei diritti umani di quei quattro esaltati, sarebbe bastato proprio poco per rovesciarli.

Inverno 2002-oggi: scacciati i Taleban, inizia un’occupazione militare che si appoggia su un governo fantoccio-o-quasi guidato da Ahmed Karzai. Delle truppe d’occupazione fanno parte ampi reparti Inglesi e Americani, ma anche Polacchi, Olandesi, Canadesi, Spagnoli, Francesi, Italiani e vari altri. Le continue operazioni contro le ultime cellule di resistenza Talebana, effettuate da Inglesi e Americani con una certa “disattenzione” verso l’evitare vittime civili alienano rapidamente buona parte della simpatia di cui poteva godere il contingente occidentale inizialmente. Cresce viceversa il supporto popolare agli ex-odiati Taleban.

Inverno 2005: il contingente italiano, dopo aver subito diversi attentati e aver constatato l’inadeguatezza protettiva dei veicoli Iveco VM-90 e VM-90P ‘Torpedo’ (“Veicolo Militare anni ’90” e “Veicolo Militare anni ’90 protetto”, introdotti negli anni ’80 soprattutto per le forze dell’ordine), invia in teatro un maggior numero di nuovi veicoli già in corso di acquisizione, gli Iveco VBL ‘Puma’, in versione 4×4 e 6×6, un veicolo simile per struttura ai famosi HMMWV “Humvee” americani, progettato alla fine degli anni’80, quando la minaccia di ordigni improvvisati (ied) era molto minore. Gli attentati prendono ad avere conseguenza meno nefaste, anche se non vengono evitati un paio di incidenti mortali.

Fine 2006-inizio 2007: a fronte del successo nei test del nuovo veicolo Iveco VTLM ‘Lince’ (Veicolo Tattico Leggero Multiruolo, ora VLM, progettato specificatamente con in mente la protezione dell’equipaggio, in particolare dalle mine), l’Esercito Italiano ne invia un numero sempre maggiore in Afghanistan, che dopo il ritiro dall’Iraq è diventato il teatro più caldo.

Febbraio 2007: un convoglio misto Italo-Spagnolo in Afghanistan cade in un imboscata tesa attraverso l’uso di mine e ied. Un VTLM Italiano e un BRM Spagnolo in versione ambulanza saltano su due ordigni, entrambi calpestandoli con una ruota anteriore. Il VTLM viene danneggiato ma la scocca resta perfettamente integra, lasciando illeso l’equipaggio. Il BRM spagnolo viene devastato nella sua zona anteriore e causa la morte di una soldatessa e il ferimento di altri due soldati trasportati.

27 dicembre 2007: sul forum di “Pagine di Difesa“, una testata online che frequento regolarmente, dedicata a tutto ciò che concerne mezzi e operazioni militari e politica internazionale, nel thread dedicato al VTLM, un utente dal nick “Eric Cartman” pubblica un’immagine, trovata su siti spagnoli, dell’attentato del febbraio 2006, per evidenziare come abbia reagito la scocca del mezzo all’esplosione e confrontarla con il comportamento di quella del BRM spagnolo. Riporto una delle foto del VTLM colpito.

28 dicembre 2007: tra un intervento e l’altro lo stesso utente fa notare come lo stato maggiore italiano, pur dandone notizia, come al solito non abbia fatto circolare immagini del mezzo danneggiato (perchè molto probabilmente avrebbero rinfocolato le polemiche su quella missione).
Poco dopo l’utente Alberto, volendo fare una battuta, afferma:

con quella colorazione e le palme sui fianchi, sembra un mezzo……dell’Afrika Korps ! 🙂

l’utente Ebonsi, tra l’altro alter-ego virtuale di uno dei più capaci giornalisti militari italiani, afferma:

Non sapevo che qualcuno dei nostri avesse “resuscitato” la palma (sia pure “depurata”) in stile Afrika Korps… Speriamo che la cosa non finisca per avere conseguenze più gravi della stessa IED: quando qualche anno fa, qualcuno in Germania si fece venire la stessa idea e le foro finirono sui giornali di sinistra, saltarono un ben po’ di carriere…

Da successive battute si apprende che la palma pare essere proprio quella del DAK, ma privata della vistosa svastica nazista e riflessa alo specchio.

Poco dopo, Eric Cartman ipotizza che forse anche per questo la foto non sia circolata in Italia, e si chiede se non sia meglio rimuovere le foto, per evitare il nascere di inutili polemiche. In ogni caso, sono solo ipotesi campate in aria.

2 gennaio 2008: l’utente Alberto, dopo qualche scambio di battute, sostiene:

Vedo con stupore e anche dispiacere che la mia innocente battuta ha aperto una voragine…….. Rimane solo un immagine che suggerisce il genere di ambiente desertico in cui si muovono i mezzi, e spero nessuno voglia strumentalizzare una cosa del genere tirando in ballo il DAK (che tra l’altro mi risulta si sia sempre comportato in modo corretto, come riconosciuto anche dagli Inglesi) e cose del genere. E d’altronde i mezzi militari di molti altri paesi spesso grondano di simboli poco rassicuranti (teschi e bestiacce rapaci/feroci).

e l’utente Marco Bernardi rincara

Il contestato palmizio era in servizio attivo anche ai tempi della missione in Somalia.

e in seguito si suggerisce che il simbolo sia stato messo anche per “sfottò” ai colleghi britannici, notoriamente poco “carini” verso i nostri militari. Siamo sempre nel campo delle ipotesi.

30 gennaio 2008: Gianluca di Feo, giornalista del gruppo l’Espresso che si dedica spesso agli articoli di argomento militare e già autore di memorabilia quali [EDIT: il passo che segue è effettivamente apparso (parola più, parola meno) su “Repubblica” all’epoca del blitz anglo-italiano per liberare i due agenti segreti italiani rapiti in Afghanistan, ma non era a firma di Di Feo. Me ne scuso con quanti abbiano letto questo articolo prima della correzione e con l’interessato]

le due squadre (16 uomini, ndH) giungono sul luogo a bordo di due elicotteri A-129 Mangusta (che sono piccoli elicotteri da combattimento, privi di qualsivoglia posto per trasportare uomini, ndH)

scrive per l’Espresso un articolo dal titolo, già tutto un programma, di “Battaglione Rommel”. I passi più significativi sono questi:

Le immagini di un mezzo corazzato dell’esercito italiano colpito da una mina nel deserto dell’Afghanistan svelano un particolare inquietante: i nostri soldati vanno in missione con la palma dell’Afrika Korps hitleriano dipinta sulle jeep
In Afghanistan sognando El Alamein. Perché sembra proprio che i commandos delle forze speciali italiane vadano in missione con la palma dell’Afrika Korps dipinta sulle jeep.
[…]
Le immagini riguardano una jeep corazzata italiana e un blindato spagnolo colpiti da mine nel deserto afghano verso il confine iraniano. Sono foto sfuggite alla censura del nostro Stato maggiore,
[…]
La cattiva notizia è quella palma dipinta sulla fiancata, che riproduce esattamente il simbolo dell’Afrika Korps: è stata omessa solo la svastica. Un’iniziativa di pessimo gusto: estranea alla tradizione militare italiana, ma soprattutto lontana da quei principi democratici che dovrebbero ispirare le missioni all’estero.
[…]
Nell’autunno 2006 i soldati tedeschi in servizio in Afghanistan vennero fotografati con un simbolo praticamente identico dipinto sulle loro jeep. Le immagini pubblicate sul settimale Stern spinse il ministero della Difesa ad aprire un’inchiesta e sospendere dal servizio sei militari.

Oh, guarda un pò, pare proprio che il Di Feo ci legga… Notizie prese pari pari dal forum, con tanto di aggiunte velenosette (“sfuggite alla censura”) e sentenza già confezionata (“Un’iniziativa di pessimo gusto: estranea alla tradizione militare italiana” e “in Germania hanno sospeso 6 militari”, sottintendendo “bisogna fare lo stesso”). Dal tono dell’articolo, Di Feo sa la Verità, con la V maiscola, conosce questo fatto indicibile, vergognoso e intenzionale. Solo che la sua “verità” è solo un’accozzaglia di ipotesi fatte da un gruppo di persone su un forum, nessuna delle quali ha notizie precise e di prima mano su quella dannata palma.

31 gennaio 2007, mattino: insorge la sinistra pacifista, il Ministro della Difesa dispone accertamenti, Elettra Daiana, vicepresidente della Commissione Difesa della Camera, commenta:

Altro che peacekeeping e spirito di solidarietà, in Afghanistan assistiamo alla rinascita del fascino coloniale

Per Severino Galante del PdCI

l’utilizzo del simbolo hitleriano la dice lunga sullo spirito colonialista e aggressivo che caratterizza almeno una parte della nostra missione

31 gennaio 2007, pomeriggio: lo Stato Maggiore della Difesa afferma in una nota:

La palma fotografata su un veicolo militare italiano in Afghanistan è assolutamente casuale e non ha nulla a che fare con un simbolo nazista. In ambiente desertico quello della palma è solo uno dei tre simboli utilizzati dalla stessa unità al quale si affiancano anche il cammello e la lampada di Aladino.

La presenza di elementi figurativi sugli automezzi militari impiegati in operazioni rientra tra le normali procedure adottate dai militari in missioni, per identificare a vista anche in ambiente notturno tramite appositi visori le unità operanti.

Vengono allegate a questa alcune immagini documentanti come, al buio, i disegni risaltino bene e fungano da elementi di riconscimento

Fin qui i fatti. Ora, qualche personale impressione:

  • In generale, il buon Di Feo fa bene a leggere i forum di gente più competente di lui, ma se ci si occupa di una cosa sarebbe bene farlo fino in fondo ed evitare orrendi strafalcioni. Se poi uno che si vuole occupare di Afghanistan i pezzi li scrivesse DA l’Afghanistan, vivendo in mezzo alle truppe e/o alla popolazione, lo apprezzerei di più, ma qui il problema investe anche le direttive del Ministero della Difesa: se non lasci che i giornalisti ti seguano sul campo, si informano come possono, e finiscono, volontariamente o meno, per scrivere fesserie che possono tornare a tuo discapito. Anche, sottolineo, perchè in realtà le persone in Afghanistan ci possono andare, ma a spese dei giornali e non della Difesa. Così non c’è più un giornalista in Afghanistan, come non ce n’erano nell’ultimo periodo in Iraq.
  • Imparare a verificare le notizie e non spararle alla cazzo, ben condite con elementi sensazionalistici, dovrebbe essere la prima cosa insegnata nelle scuole di giornalismo. Ma secondo questa teoria, in Italia non abbiamo giornalisti.
  • Il can-can mediatico era prevedibile e previsto, ma continuo a pensare che una fazione politica che voglia governare non possa esimersi dal restare attaccata alla realtà. Gli eserciti esistono, son sempre esistiti e sempre esisteranno, e se si vuole avere una politica estera autonoma bisogna avere delle forze armate rispettabili e degnamente addestrate ed equipaggiate. Il governo Prodi, con tutti i suoi limiti legati agli alleati più estremi e alle esigenze di bilancio, lo ha sempre avuto ben presente e tra tante polemiche è sempre riuscito ad aumentare, seppur di poco, i finanziamenti vergognosamente bassi che il centrodestra elemosinava al nostro strumento militare, pur pretendendo che si consumasse fortemente in mille missioni al seguito degli USA. Prodi e il PD lo hanno capito, la sinistra “radicale” no.
  • Di Feo, nel suo articolo segnalava, en passaint, che c’era anche una buona notizia: il mezzo aveva perfettamente retto al colpo e salvato i suoi occupanti. Elemento, caso strano, completamente ignorato da tutti i commentatori politici, che hanno guardato solo alla forma (il disegno) e non al contenuto (i soldati salvi). Nessuno che abbia accennato anche solo lontamente al fatto che la decisione di acquistare questi mezzi sia stata corretta e felice, che siano stati, insomma “soldi ben spesi”, e che magari si sarebbero dovuti acquistare prima per salvare altre vite. Tanto erano solo le vite di qualche soldato, in ballo, non di un cooperatore o di un giornalista. Come credete che possa restarci un militare in servizio? Si sentirà rappresentato da questi politici? Dov’è finito lo spirito dell’uguaglianza, a sinistra? E visto che siamo sotto elezioni, perchè non fare anche un mero calcolo elettorale, perchè alienarsi i favori di tutti i militari, che dall’altra parte politica trovano fiumi di parole mielose ma nessun fatto?
  • In ogni caso, sai di essere osservato da tutto il mondo, proprio un disegno simile a quello usato da dei tedeschi nella seconda guerra mondiale devi usare? Quando si dice andarsele a cercare.
  • Quello stesso thread di Pagine di Difesa iniziava con gli atti di un’audizione del 2003 della Commissione Difesa. All’epoca, grazie alle pressioni dell’onorevole Forcieri (PD), si decise di stanziare 230 milioni di euro per l’acquisto dei VTLM. Per fortuna di quei soldati saltati in aria lo scorso febbraio, tutti i membri, tranne uno, espressero parere favorevole allo stanziamento. Quell’unico membro era Elettra Daiana. Onore alla perversa coerenza: ci sono varie persone, in Italia, che sanno chi non ringraziare per la propria vita.
  • Aspetto con ansia che venga abolita la provincia di Sassari e che le diffusissime turbine KKK vengano ritirate dal mercato. Ah, e naturalmente che Americani, Inglesi, Spagnoli, Tedeschi, Francesi e chissà quanti altri eliminino immediatamente le palme da tutti i loro stemmi militari. E magari anche dal pacchetto delle Camel.
Annunci

Informazioni su Lucy & Chuck

Più che una coppia, si definiscono un mostro a due teste, una delle quali eccelle nella manicure (ma ha capito il fuorigioco) e l'altra ha un feticismo per le squadre che non vincono dagli anni ‘60. Entrambi apprezzano statistiche e risse. Scrivono di Hockey e Baseball.
Questa voce è stata pubblicata in Fixing News, Nevrosi lente, Voglio morire e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Quanto odio la stampa e la politica italiana

  1. Deinè ha detto:

    Inquietanti connessioni illogiche evidenziato tu hai…

    Solo l’estrema lunghezza del post ha scoraggiato i servizi segreti dal finire di leggerlo e mettersi quindi sulle tue tracce! 😛

  2. gianluca di feo ha detto:

    Gentile Hobbit83
    grazie per le critiche, meno per gli insulti. Io non ho nessuna Verità, nè con la v minuscola nè con quella maiuscola. Cerco di fare il mio lavoro e sono convinto di averlo fatto decentemente. Ho tratto le informazioni da Pagine di Difesa – che ho citato come fonte iniziale – e prima di scriverle le ho verificate con tre ufficiali in servizio in teatro o con esperienza diretta di Afghanistan. I loro giudizi sulla palma sono concordi con quanto ho scritto. Pensi che la scuola di giornalismo che ho frequentato era diretta da un vero maestro, con un trascorso di ufficiale volontario nel Csir e poi capitano del gruppo da combattimento Cremona.
    Non penso che per svolgere l’attività giornalistica sia necessario vivere in prima persona gli eventi, ma la tranquillizzo: noi de L’espresso saremmo disposti ad andare in Afghanistan anche a nostre spese, se venisse garantita la possibilità di seguire le operazioni. Come lei sa, le forze armate italiane non lo permettono e non comunicano nulla dell’attività operativa.
    Quanto ai Mangusta e alle squadre di fanteria, mai scritto in vita mia nulla del genere: la sfido a provare il contrario. Se perdo, le regalo una palma da giardino. Posso avere scritto baggianate, ma non ricordo nulla di simile. Ho volato su un Mangusta della prima serie nel 1992 e non potrei confondermi. Anche se lei certamente sa che in Afghanistan gli inglesi hanno soccorso una pattuglia circondata portandola via con un AH64 e che la scorsa estate – spero per gioco – anche la Friuli ha provato a evacuare due uomini con un A129.
    Circa Elettra Deiana, non mi pronuncio. Su L’espresso troverà tre interviste al sottosegretario Forcieri a mia firma, mentre non troverà nessun intervento della Deiana su questioni militari. Non dimentichi: la notizia “Battaglione rommel” pubblicata su L’espresso era di 1200 caratteri, con una fotina, ossia molto meno della sua articolata analisi. Noi la chiamiamo una breve: perché tanto meritava la vicenda. Se ha suscitato tanto clamore, vuole dire che il rapporto tra militari e opinione pubblica continua a non funzionare. E, le assicuro, non per colpa mia.
    Quanto alle palme da abolire, se somigliano a quella del Dak nessun corpo militare le tollera: i tedeschi in Afghanistan nel 2006 hanno punito un’unità per lo stesso motivo. Ma condivido la sua iniziativa contro la provincia di Sassari, a patto di estenderla anche contro la SS Lazio.
    Grazie per l’attenzione
    cordialmente
    Gianluca Di Feo
    g.difeo@espressoedit.it

  3. Hobbit83 ha detto:

    Gentile Sig. Di Feo

    anzitutto La ringrazio per aver onorato questo mio blogghetto da 2 soldi con la Sua risposta, indice di per se stessa di una diffusione del mio articoletto che mai avrei sperato di raggiungere.

    Detto questo, inizio assicurandoLe che non era mia intenzione insultarLa in alcun modo, e che se questo Le è parso trasparire da qualche mio passaggio, il tono delle mie parole ha travalicato le mie intenzioni. Ma passiamo ai punti “contestati”.

    Io non ho nessuna Verità, nè con la v minuscola nè con quella maiuscola. Cerco di fare il mio lavoro e sono convinto di averlo fatto decentemente.

    Qui non mi è chiaro un dato di fondo: Lei sa che esiste una premeditata censura dello Stato Maggiore Italiano verso le immagini che riportano simboli nazisti? Lo sa e ne ha le prove? Perchè secondo me, se la risposta a questa domanda fosse “No”, non avrebbe ragion d’essere la frase <>; viceversa, se la risposta fosse “Sì”,… beh, io non mi limiterei a una “breve” da 1200 battute. “L’esercito censura sull’Afghanistan” su 9 colonne è un titolo che farebbe scalpore, e forse sul lungo periodo farebbe pure bene alle nostre FF.AA., che hanno un atteggiamento con la stampa che pare più vicino a quello delle suore di clausura che a quello di alcuni altri eserciti occidentali. Quindi, “sì” o “no”? Se è no, questa frase è a buon diritto un “elemento senzazionalistico”. Come, a parer mio, il riferimento all’ estraneità alle tradizioni militari italiane, quando sullo stesso thread è citata più volte la palma, benchè di forma diversa, della Brigata Ariete.

    Come lei sa, le forze armate italiane non lo permettono e non comunicano nulla dell’attività operativa.

    Se nota, gran parte del mio intervento critica proprio questa prassi delle FF.AA. italiane.

    Quanto ai Mangusta e alle squadre di fanteria, mai scritto in vita mia nulla del genere: la sfido a provare il contrario. Se perdo, le regalo una palma da giardino. Posso avere scritto baggianate, ma non ricordo nulla di simile. Ho volato su un Mangusta della prima serie nel 1992 e non potrei confondermi. Anche se lei certamente sa che in Afghanistan gli inglesi hanno soccorso una pattuglia circondata portandola via con un AH64 e che la scorsa estate – spero per gioco – anche la Friuli ha provato a evacuare due uomini con un A129.

    Qui devo darLe pienamente ragione, e me ne scuso pertanto con Lei e con coloro che hanno letto questo mio “post” prima della correzione. L’articolo cui mi riferisco apparve su “Repubblica” e si riferiva all’operazione di salvataggio dei due agenti italiani rapiti in Afghanistan (e glielo posso assicurare, in quanto il giornale che entra ogni giorno in casa mia è proprio “La Repubblica”), ma non era a firma Sua. Ero convinto del contrario e non ho controllato, come avrei dovuto fare: di nuovo, mi scuso, e Le devo una palma.

    Circa Elettra Deiana, non mi pronuncio. Su L’espresso troverà tre interviste al sottosegretario Forcieri a mia firma, mentre non troverà nessun intervento della Deiana su questioni militari.

    Vede, qui il problema è che io ho parlato della situazione ad ampio spettro, prendendo spunto dal suo articolo. Il mio “articolo” non si riferisce in toto al suo, ma anzi, se nota, è rivolto in maniera critica molto più verso i rappresentanti di quel centrosinistra in cui più mi riconosco e che, nonostante le critiche, continuerò a vedere come mio riferimento politico. Anzi, in un passo stigmatizzo proprio il fatto che un fatto positivo da Lei riportato non abbia avuto nemmeno un decimillesimo del clamore suscitato dal famigerato palmizio.

    Per concludere, trovo che la caccia alle streghe abbia sempre poco senso, e che tutto questo clamore sia un classico esempio del rapporto malato tra opinione pubblica italiana e forze armate. Sarei molto più duro, personalmente, con reparti che marcino fischiettando “Faccetta nera” o con i “saluti alla curva” in stile Di Canio, che con un simboletto poco conosciuto di un reparto secondario (perchè il DAK era, in ultimo, un piccolo reparto impegnato su un fronte secondario) dell’esercito tedesco.

    La ringrazio per l’attenzione e per la sua risposta, e La saluto ribadendoLe che era mia intenzione criticarLa ma assolutamente non insultarLa.

    Cordialmente
    Hobbit83

  4. Pingback: Errata Corrige « Mens Nevrotica in Corpo Patologico

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...