Le faremo sapere, capitolo 2

Il lavoro e’ il rifugio di coloro che non hanno nulla di meglio da fare

(Oscar Wilde)

Ieri, Lunedì, finita la lezione. Prendo il mio fedele velocipede e mi avventuro per lidi inesplorati, da Porta Saragozza all’uscita dell’autostrada “Bologna Fiera” e oltre, molto oltre. Tutto per il mio primo colloquio di lavoro bolognese “serio”, tutto con un caldo da metà aprile o più.

Agenzia interinale. Gentile signorina che di computer ne capisce quanto un orango tango di fisica dell’antimateria, ma mi deve selezionare per un lavoro di “programmatore”.
Un mese di lezioni, 8 ore al giorno, al termine del quale si viene giudicati. Se ok, poi 6 mesi + 6 mesi di lavor, sempre con giudizi continui, tipo liceo. Poi, forse, l’assunzione. Nel frattempo, io sarò formalmente dipendente dell’agenzia interinale, che mi “somministrerà” all’azienda che sta facendo la ricerca, la quale a sua volta mi “somministrerà” al cliente del momento. Inutile dire che mi sento una supposta. “ora completiamo il ciclo di colloqui, poi in ogni caso, positivo o negativo, le faremo sapere.” Campa cavallo.

Martedì, sveglia all’alba meno 20. Devo raggiungere Minerbio, provincia di Bologna, 22 chilometri sulla strada per Ferrara. Il sito ATC dice solo che bisogna prendere 2 autobus.
Autostazione, bus per Ferrara. Mi passano accanto frazioni sconosciute ai più, mentre l’autista fa strage di gerarchie angeliche e progenie di santi per l’incapacissima signora ala volante dell’utilitaria davanti a noi. Poi, Minerbio, a destra. Ma la mia fermata è quella dopo. Boh. Scendo alla “mia”, attraverso per prendere il secondo bus. Lo aspetto, studio i cartelli. E’ in ritardo. Ho dovuto prendere un bus che mi porterà in zona con più di un’ora di anticipo per ‘sti orari assurdi. Amen. Non arriva, ‘sto bus. Mi sono studiato a memoria tutti gli annunci attaccati alla fermata, da “Affittasi appartamento zona blatte” a “Ornella è una gran zoccola e la dà via come il pane, tel. 332-578……” quando un lampo di comprensione mi attraversa il cervello. In piccolo, sotto gli orari del secondo bus: perchè passi effettivamente, qualcuno lo deve prenotare almeno mezz’ora prima. Autobus su allarme, come gli scramble dei caccia. Andiamo bene. Il che significa che mi dovrò camminare due chilometri in mezzo al nulla della bassa bolognese, ai margini di una strada senza banchina, per tornare alla fermata precedente, per poi ri-camminarmela tutta fino all’agognata sede dell’azienda. Fortunatamente, l’erba non è secca, altrimenti i miei moccoli la incendierebbero. Ovviamente, il peggior sole degli ultimi 20 giorni. Fila di mezzi che sopraggiunge dalla direzione opposta, due camion uno in coda all’altro. Il primo mi vede, il secondo no. Se il primo corregge un pò sulla sinistra e mi evita, l’altro comunque non mi vedrà. Non ho spazio di fuga. Mi salva il primo conducente, che oltre ad allargarsi mette la freccia. Grazie, chiunque tu sia.
Arrivo in paese, mi appresto a un’altra scarpinata. Poi, improvvisamente, arrivo. Ho poco più di un’ora di anticipo, sono tutto un sudore, zona industriale brulla e desolata se ce n’è una. Non aspetto certo in mezzo ai camion, mi presento. Colui che doveva presentarsi a quell’ora non si vede ancora, quindi vedranno volentieri prima me. Visto come sono arrivato fin qui, mi sa che è stato più intelligente lui.
Lei e lui, selezionatori interni. Lei è una specie di esperta di risorse umane, tutta domande tipo:

  • “Perchè dovrei assumere te?” Perchè ho voglia di fare e di mettermi alla prova
  • “Se due superiori ti danno due ordini contrastanti, come ti comporti?” Vedano di regolarsi tra loro, io non prendo una paga da fame per prendere decisioni al loro posto.
  • “Descrimi la tua personalità” Non sarebbe il tuo lavoro capirla? Sono bello, bravo, buono, lavoratore, educato, il classico bravo ragazzo adorato dalle nonne, dai nonni e da qualunque donna…. sopra i 50 anni, a parte mia madre.

Lavoro: sistemista / Help Desk. La stampante non stampa, chiama Hobbit; il server non serve, chiama Hobbit; il computer non computa, chiama Hobbit. Va bene, perchè no?
8 ore al giorno, 5 giorni alla settimana. Va bene, perchè no? Luogo scomodo quant’altri mai, ma si sopporta. Stipendio, 500 € / mese. Scusa? Mese standard, 30 giorni, di cui 22 lavorativi. 500 / ( 22 x 8 ) = 2,84 € all’ora. Piuttosto vado a vangare, guadagno di più. “Le faremo sapere, in qualunque caso.” Ma anche no.

Riscarpiniamocela, computer sempre in spalla, giacca sempre pesante, maglioncino, sole. Fermata vicina, stavolta, non mi ci ripigli. Autostazione, bici fino in facoltà, un buon pasto freddo per riprendersi. Ecco, pioggia, viene giù il finimondo. Riparto a piedi, viali trasformati in torrenti di montagna. Terzo colloquio della due giorni, azienda di informatica, selezionatori interni. Lavoro: ingegnere del software in mille sfaccettature, dal programmatore all’analista. Bello. Full time, un anno a progetto e poi chissà, stipendio buono + buoni pasto, luogo non scomodo, alla Bolognina. Sembra carino. Pare che il mio profilo le piaccia, le devo far sapere io se mi va bene riparlarne con il responsabile del progetto su cui lavorerei. Vorrei dire di si, ci accordiamo che le manderò una e-mail l’indomani con la mia risposta. Farò loro sapere.

Quarta azienda: non sanno nemmeno dove si trovano, mi danno il numero civico sbagliato! Mi ha contattato l’amministratore delegato, con una e-mail piena di orrori stile “mi facci sapere”…. Incontro. “Noi abbiamo una vision”, “Siamo dinamici, giovani, attivi, sempre up-to-date”, ok, ma…”vogliamo il meglio, e diamo il meglio, qui si galoppa”, sì, ma… “non abbiamo orari, anche 10 ore al giorno, in tutta Italia, appena arrivi telefono e portatile aziendale”. Non oso chiedere dello stipendio, probabilmente sverrei. Ma scusa, ciccio, sei capace di leggere un CV? “Studente”, “Laureando” e “Laureato” sono cose un pochino diverse. D’accordo lavorare, ma se devo lavorare 10 ore al giorno e poi rientrare da Milano quando cacchio studio? Uh. Si sgonfia, ho interrotto quella che, non dubito, sarebbe stata una luminosa interpretazione. Probabilmente, fossi stato li 5 minuti in più sarei convinto che quell’azienda stia sanando tutti i mali del mondo. Obiettivo realistico, in un paio d’anni al massimo. Scende sulla terra, mi dice che effettivamente studiare e lavorare lì è un’impresa improba. Lo ringrazio, mi farò sentire al massimo dopo la laurea.

Sudato sotto, bagnato sopra, giacca in piuma zuppa d’acqua. Per oggi è sufficiente, direi.

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Informazioni su Lucy & Chuck

Più che una coppia, si definiscono un mostro a due teste, una delle quali eccelle nella manicure (ma ha capito il fuorigioco) e l'altra ha un feticismo per le squadre che non vincono dagli anni ‘60. Entrambi apprezzano statistiche e risse. Scrivono di Hockey e Baseball.
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4 risposte a Le faremo sapere, capitolo 2

  1. Pingback: Le faremo sapere, capitolo 3 « Mens Nevrotica in Corpo Patologico

  2. Deinè ha detto:

    Beh è già andata bene che la quarta azienda non abbia proferito termini come “workaholic”, “challenge”, “cutting the edge”…

    Lascia stare, andare lì è hybris pura…

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