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L’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata è emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall’impressione suscitata da un dato crimine o dall’effetto che una particolare iniziativa governativa può suscitare sull’opinione pubblica.

(Giovanni Falcone)

Stavo commentando questo post di Annika, e la cosa mi ha preso la mano. Condizione comune, ultimamente.
Fatto sta che siccome in generale la voglia di scrivere a lungo mi coglie raramente, non volevo lasciare questa mia creazione senza lo straccio di una pubblicazione qui… qualche leggera modifica per renderlo stand-alone, ed eccolo qui.

Me lo ricordo come se fosse ieri… ed ero piccolo forte, eh….
Mi ricordo l’impressione che mi fece l’omicidio (e che omicidio!) di Giovanni Falcone, e ancora di più lo sconvolgimento che seguì la morte di Borsellino: tornammo a casa, dopo una domenica isolati dal mondo, e il TG2 delle 19.45 aveva un titolo che, poi scoprimmo, non era ancora aggiornato (era ancora “Attentato a Borsellino”, quando l’avevano scritto ancora non si sapeva, anche se si presumeva, che fosse morto). Quella sera sembrava che la guerra fosse persa, che la nostra ultima speranza fosse morta. Il mondo ci guardava e scuoteva la testa, l’Italia sprofondava nel ridicolo, tra mafie, tangenti e debito pubblico.

Invece fu l’inizio della riscossa, della furia nazionale che coinvolse tutti e sbattè Cosa Nostra al tappeto, sotto colpi potenti e fino a poco prima inimmaginabili. Come sempre, nella nostra storia, dovemmo aspettare di essere con le spalle al muro per dare il meglio di noi stessi. Peccato averlo fatto, come al solito, solo dopo aver perso alcuni dei “figli migliori della Patria”, come si dice in queste occasioni.

Poi l’emergenza è passata, grazie a quella furia disperata, a quella necessità di riscossa dopo l’umiliazione cocente, e siamo potuti tornare alla tranquillità, alla vita di sempre, sentendoci anche un pochino migliori, orgogliosi, persino un pò arroganti nel pensare “Abbiamo dimostrato a noi stessi e agli altri di cosa siamo capaci, e se ce ne sarà bisogno saremo in grado di farlo ancora”. Così, cullandoci nel nostro senso quasi di “onnipotenza da emergenza”, del “tocchiamo pure il fondo che così ci diamo meglio la spinta”, abbiamo mollato il colpo, lasciando che le mafie riprendessero forza e potere (in maniera meno appariscente e più furba, perchè sono delinquenti ma mica idioti, e imparano dalle esperienze) per ritrovarci al punto di partenza. Anzi peggio, perchè noi puntiamo ancora tutto sul rialzarsi sul ring perchè umiliati dal k.o., ma il nostro nemico ha capito che è molto meglio, per lui, non mandarci k.o. ma lasciarci vivacchiare in sua balia, senza affondare colpi clamorosi.

Da Caporetto a Vittorio Veneto, a “Spezzeremo le reni alla Grecia”.
Dalla “Milano da bere” a Tangentopoli, a Ciarrapico in parlamento.
Da Capaci all’arresto di Riina, al giudice che si “dimentica” di scrivere le motivazioni di una condanna, liberando dei boss.

Da oltre un secolo un unico sottile filo rosso (di sangue) lega la storia d’Italia.

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Informazioni su Lucy & Chuck

Più che una coppia, si definiscono un mostro a due teste, una delle quali eccelle nella manicure (ma ha capito il fuorigioco) e l'altra ha un feticismo per le squadre che non vincono dagli anni ‘60. Entrambi apprezzano statistiche e risse. Scrivono di Hockey e Baseball.
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