Waves

Chi ha il dominio del mare, ha il dominio di tutto.

(Temistocle)

Il difficile è trovare la giornata adatta.

Dev’essere una giornata estiva, di agitata quiete. Una di quelle che precedono o seguono una tempesta. Sole velato, spesso. Vento forte, magari trasversale. Acqua scura, gonfia di sabbia e poco illuminata da un sole fioco.

Ci si avvicina alla fascia marrone della spiaggia, decisi. Io solitamente comincio ad aumentare l’andatura dalla fine della passerella. Aspetto un varco tra i bagnanti che camminano sfaccendati sulla riva, i marmocchi vocianti e gli scultori di fango in erba. Poi parto. Se mi vedesse il mio allenatore sarebbe fiero di me, ottima partenza. Arrivo sul bagnasciuga come una saetta e mi fiondo in acqua. Non mi tuffo. Salto la prima onda che mi si fa incontro, poi la seconda. L’acqua arriva alle ginocchia e oltre, e io le alzo, per continuare a correre. L’acqua è fredda, si sente lo sbalzo termico. Io corro. Come l’ostacolista che ho sempre sognato di essere e mai sarò passo frangente dopo frangente i primi 40 metri di mare. Mi forzo a resistere, le gambe stanche, ancora uno scatto, ancora un salto, ogni onda che arriva è un nuovo ostacolo. Poi non riesco più, è troppo alta e allora l’affronto. Mi tuffo di testa, nel cavo dell’onda.

Ora è una lotta, senza quartiere. Un’avanzata senza fine, cercando volutamente l’impatto contro ogni massa d’acqua che mi si fa incontro. Una lotta spossante, un’avversario invincibile. Che ti atterra, ti ribalta. Ma ci si rialza, si riparte, si affronta la botta successiva. Poi le onde doppie, traditrici, affronti la prima e quando riaffiori la seconda ti affoga. Ma si va avanti, ancora e ancora, fino alla quiete oltre la seconda secca, dove non tocchi, ti lasci galleggiare e allora onda o non onda conta poco.

Poi spossato ti lasci andare, ti lasci trascinare, il tuo nemico diventa il tuo alleato, e ti trascina a riva, come una tavola da surf. Ma a metà strada, alla prima secca, puoi cambiare idea, e ricominciare la conquista del largo.

Ho cominciato a farlo quando l’acqua mi faceva davvero paura, ed era una lotta vera. Avevo 4 anni. Non ho mai smesso.

Quando si dice la maturità.

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Informazioni su Lucy & Chuck

Più che una coppia, si definiscono un mostro a due teste, una delle quali eccelle nella manicure (ma ha capito il fuorigioco) e l'altra ha un feticismo per le squadre che non vincono dagli anni ‘60. Entrambi apprezzano statistiche e risse. Scrivono di Hockey e Baseball.
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